Itinerari

CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO
E’ la prima Certosa sorta in Italia.
Fondata da San Bruno Hartenfaust di Colonia nel 1095 nei pressi del famoso Bosco S. Maria.
Ricca di opere d’arte di inestimabile valore.
SANTUARIO DI MONTE STELLA (PAZZANO)
A 742 mt. d’altitudine, in questo luogo solitario (facilmente raggiungibile anche in pullman) giunsero nel VII secolo A.C. i monaci anacoreti, vivendo per due secoli nella contemplazione e nella preghiera in una grotta scavata nelle pendici del monte. Nel 1093 divenne un piccolo Monastero alla dipendenza dell’abbazia di S. Giovanni Theresti di Stilo
S.GIOVANNI THERESTI (BIVONGI)
E’ una Basilica Bizantino-Normanna del secolo XI. E’ stato il più importante centro di vita Monastica del basilianesimo. Dopo 900 anni è stata restaurata nel 1994 sono ritornati i Monaci Ortodossi. Sono quelli Greci della Repubblica Monastica del Monte Athos. E’ il loro primo Monastero in Italia.
LA CATTOLICA SI STILO
Gioiello di Arte Bizantina del secoloX-XI. Fu costruita in altura forse per essere meglio difesa dai soldati del vicino Castello durante glia attacchi dei Saraceni. E’ un piccolo tempio di aspetto Orientale che rievoca i fasti dell’arte Brasiliana in Calabria. E’ uno dei pochi al mondo rimasti intatti.
SANTUARIO MADONNA DELLO SCOGLIO
(PLACANICA)

Situato a qualche chilometro dal paese in questi ultimi anni è diventato meta di migliaia e migliaia di fedeli provenienti da ogni parte d’Italia e dell’Estero. Si parla di miracolose guarigioni e si attribuiscono delle qualità superiori al Parroco “Fratel Cosimo”.
LE CHIESE DI CAULONIA
La vecchia colonia sorge a 10 km dalla SS106 e presenta uno dei centri storici più interessanti della Calabria. Rinomate le sue chiese. In particolare Immacolata, e la Chiesa Madre che custodiscono interessanti arredi sacri e statue lignee.
LA CATTEDRALE DI GERACE
E’ la più antica della Calabria, con struttura a croce latina a tre navate divise da venti colonne provenienti dal Tempio Locrese della Dea Persefone.
Risale al periodo Normanno. Ha una superficie di 1892 metri quadrati e misura 73 mt. in lunghezza e 26 in larghezza. Fu consacrata nel 1045 sotto il regno di Roberto il Guiscardo.

Itinerari

San Giovanni in Fiore

11Lungo tutto il XII secolo riempì della sua fama l’Europa Giovanni Gioacchino, teologo, filosofo, segno di contraddizione dei dotti e delle coscienze. Nato a Celico, fu monaco cistercense e abate di S. Maria di Corazzo, già suscitando con il suo pensiero ardenti dispute dottrinali. Fondò un nuovo Ordine monastico detto Florense, stabilendone la sede nel monastero del Fiore, e vi morì. Il suo pensiero, per quanto condannato dalla Chiesa, si diffuse fino a divenire la fonte di ispirazione della Divina Commedia e del viaggio di Cristoforo Colombo. Il Fiore fu accresciuto di prestigio e possedimenti, estesi a quella parte della Sila che prese il nome di Badiale. Attorno sorsero villaggi ed insediamenti agricoli, con immigrazione di genti di diversa provenienza. Decaduto l’Ordine di Gioacchino, il Fiore passò in commenda di laici. Nel 1536 il commendatario Salvatore Rota, dopo un momento di empietà, pentitosi, ricostruì l’abbazia, e diede identità ai villaggi, con il nome di San Giovanni in Fiore. Pur in mezzo a molte difficoltà, e soggetta di recente a forte emigrazione, la cittadina resta il centro dell’altipiano silano. L’abbazia gioachimita, restaurata, attira turisti e studiosi.

 
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Paola: San Francesco

Francesco Martolilla nacque a Paola il 27 marzo 1416. Entrato tra i Francescani, ma desideroso di un più austero programma di vita, fondò un suo movimento religioso, la “Congregazione eremitica paolana di S. Francesco d’Assisi”, detta poi dei Minimi. La fama della santità e dei miracoli di Francesco si estese tanto da giungere in Francia, dove il re Luigi IX ne chiese la presenza a corte. Per le pressioni del re di Napoli e della Curia papale, Francesco, nel 1483, obbedì all’invito, e trascorse in Francia un lungo quarto di secolo, morendo il 2 aprile del 1507 a Tours. La sacralità che ammantava il suo nome fu tale che già nel 1513 veniva proclamato beato e santo nel 1519. Le genti del Meridione d’Italia e della Spagna, ma anche di
Francia e Boemia, lo fecero loro celeste patrono. Gli stessi re battezzarono i figli Francesco di Paola. I sovrani delle Due Sicilie, particolarmente devoti, eressero grandiosi templi in suo onore. È patrono della gente di mare e della Calabria. Il santuario paolano di San Francesco è meta di incessanti pellegrinaggi. Paola conserva memorie bizantine nella chiesa di Sotterra. Importante centro marinaro, diede i natali, tra gli altri, a Nicolò Picardo, comandante
della cavalleria napoletana e martire a Otranto nel 1480 contro i Turchi. Centro commerciale e amministrativo, è dotata di strutture turistiche.

 

Certosa di Serra San Bruno

Dalla Francia, dove aveva fondato nel 1084 la prima casa del suo Ordine(Grande Chartreuse), Brunone di Colonia (nato attorno al 1030, aveva studiato presso monaci calabresi di lingua greca) e da Roma, dove viveva alla corte del suo antico discepolo Urbano II, raggiunse il granconte Ruggero d’Altavilla in Calabria, nell’ambito della sua politica di latinizzazione religiosa e culturale delle terre sottratte all’Impero d’Oriente e all’obbedienza del patriarca di Costantinopoli (nel 1054 era stato proclamato lo scisma). Si stanziò in un eremo delle Serre con il discepolo Lanuino, poi fondò la Certosa di Santo Stefano del Bosco, a cui Ruggero concesse vaste estensioni di territorio e feudi. Alternando momenti di vita contemplativa (rifiutò l’arcivescovado di Reggio) ad una intelligente presenza, il santo monaco esercitò una benefica influenza di pietà e cultura sui Normanni.

Tropea e la Costa degli Dei

Tropea significa forse “rivolgimento” di Capo Vaticano, o “trofei” di qualche guerra. Sede vescovile e cittàregia e marinara, inviò sue navi alla battaglia di Lepanto. Vi nacque nel XIX secolo il filosofo
Pasquale Galluppi. È la capitale del turismo balneare calabrese.
Conserva importanti memorie del passato: la Cattedrale, la chiesa dell’Isola, il quartiere del Tao, i palazzi nobiliari del centro. Tutta la costa attorno al Capo Vaticano è ricca di strutture turistiche di alto livello o di più accessibile accoglienza. Richiedono una visita Briatico, Parghelia, Nicotera. Il Monte Poro è celebre per gli ottimi formaggi.

Scilla e la Costa Viola

Il nome si ammanta di mito. Scilla, fanciulla trasformata in mostro marino simile a un cane, divora le navi assieme al mostro Cariddi, e simboleggia le difficoltà di navigazione dello Stretto di Messina.
Feudo dei Ruffo, conserva il castello medioevale, trasformato in fortezza borbonica capace di resistere a lunghi assedi. Il borgo marinaro della Chianalea è un pittoresco scorcio di case poste sul mare. La Costa Viola, affascinante per i riflessi delle sue onde, è rinomata per la pesca tradizionale del pescespada e del tonno, e per le moderne attività turistiche. Palmi ne è il capoluogo amministrativo, nei pressi, le rovine di Taureana, Bagnara, il cui nome ricorda forse terme romane, offre variegate strutture ricettive. Merita una visita il Monte S. Elia dallo splendido panorama.

Reggio Calabria e Museo Nazionale

Colonia del Calcidesi, prese il nome dalla “frattura” dell’Italia (rhegnymi) o dalla battigia (rhegmìs). Accolse ulteriori immigrazioni messene e focesi, e fu patria del poeta Ibico e degli storici Ippia e
Lico. Alleata, poi nemica di Locri, estese la sua influenza sulla Sicilia, fondando, con il tiranno Anassila, Messana. Questo la pose in insanabile contrasto con Siracusa. Nel 388 sfidò Dionisio il Vecchio, che, dopo un lungo assedio, la prese e rase al suolo. Rinata, si schierò con Roma, divenendo municipio e capoluogo della Regione Lucania e Bruzi. Sotto i Bizantini, fatta sede arcivescovile, fu capoluogo della Calabria. Città regia e ghibellina, attraversò le vicende del Regno meridionale, restando la più popolosa della regione.

Locri e Gerace

LOCRI: fondata ai primi del VII secolo aC da coloni della Locride greca, prese il nome di Locri Epizefiri (occidentale). In guerra contro i Crotoniati, li sconfisse alla Sagra nel 560 a. C. Si diede con Zaleuco le primeleggi scritte d’Europa, che rimasero inalterate per duecento anni;fondò a sua volta Ipponio (oggi Vibo Valentia) e Medma (Rosarno) sul Tirreno. Alleata di Siracusa, si batté contro Reggio e Crotone, ottenendo per qualche tempo il dominio della Calabria meridionale (IV secolo). Fu patria del filosofo Timeo e della poetessa Nosside; celebre fu l’atleta Eutimo, che, secondo la leggenda, vinse il Demone di Temesa. Locri rimase città importante anche sotto l’Impero romano, sviluppando artigianato e commerci.
I suoi abitanti si trasferirono poi a Gerace. La città, rinata alla fine del XIX secolo, e chiamata nuovamente Locri, è di fatto il capoluogo di quella che è uso chiamare la Locride. Molto vastaè articolata è l’area archeologica.

Itinerari

GERACE: il nome significa tempio (Hierakion), o sparviero (Hierax). Erede di Locri e antichissima sede vescovile, fu possente fortezza bizantina. Roberto Guiscardo, venuto a patti con gli abitanti, ne ottenne la resa a patto di non costruire in città un castello; come sempre astuto, mantenne la parola... ma lo fece costruire dal fratello conte Ruggero. E’ stato modificato nel XV secolo.
Rimangono: il corpo d’ingresso, i pilastri del ponte levatoio, una torre angolare, una vasta spianata. È di particolare interesse la passeggiata nel quartiere medioevale e rinascimentale, in cui si conservano vari scorci quasi interamente conservati. Da ricordare: Palazzo del Balzo, Casa Trombì, Casa Marvasi (finestra bifora). Gerace è ricchissima di edifici religiosi: Cattedrale di Santa Maria Assunta, il più vasto edificio sacro della Calabria, a tre absidi, di cui due simmetriche, e tre navate con colonne policrome tratte dagli scavi di Locri, e una cripta.

Soverato

Compaiono a volte sulla spiaggia soveratese dei ruderi solitamente sommersi:è l’insediamento greco-romano di Poliporto. Quando questo venne abbandonato, forse verso l’VIII secolo, sorse l’abitato
di Suberatum, che, rinato dopo il saccheggio del 1594 a opera dei Turchi, fu trasferito per il grande sisma del 1783 dove ora è Soverato Superiore. I ruderi dell’antico borgo si possono visitare con una faticosa e piacevole escursione.
Il Duomo conserva la splendida Deposizione marmorea di Antonio
Gagini (1521) detta Pietà; un Altorilievo della Passione, forse gaginesco; un Crocifisso ligneo e arredi provenienti dalle
antiche chiese e del convento della Pietà. Sulla spiaggia sorgeva un piccolo borgo chiamato Santa Maria di Poliporto, quando, attorno al 1880, vi affluirono imprenditori calabresi, siciliani, pugliesi e amalfitani, che in breve diedero vita a un ricco centro di commerci e industrie. Con l’arrivo dei PP. Salesiani, si aggiunse anche un rinomato Ginnasio-Liceo. Soverato diveniva intanto attrazione turistica e sede di uffici e scuole. Notevoli sono le strutture ricettive e balneari, che ospitano d’estate numerosi visitatori.

Badolato

Forse indicante “passaggio” dalla costa alle Serre, fu fortezza normanna e importante sede feudale e di agricoltura e artigianato. Conserva nel borgo antico molte testimonianze del passato: il bizantino cenobio di Santa Maria della Sanità; il convento degli Angeli; il grandioso convento di San Domenico; le chiese di Santa Caterina, dell’Immacolata, la Matrice; i palazzi Paparo e Gallelli. È divenuta meta di continuo turismo culturale, che non disdegna la vicina Marina.

Squillace

Abbandonate le coste (secc. VI-VIII), l’abitato si trasferì sopra la posizione alta e fortificata che ancora occupa con il nome di Squillace. Fortezza dell’Impero d’Oriente, venne occupata dal normanno Guglielmo Braccio di Ferro, a cui si attribuisce la fondazione del castello, e definitivamente da Roberto Guiscardo.
Sede di conti normanni, passò ai Ruffo di Catanzaro: durante la guerra del Vespro si batterono sotto le sue mura Pietro Ruffo e Ruggero di Lauria; nel 1497 venne eretto in principato per i Borgia. Conservò nel tempo prestigio di sede vescovile e di centro amministrativo e culturale. Fu patria dei fratelli Florestano e Guglielmo Pepe, e di Damiano Assanti, patrioti ottocenteschi. Sulla via d’accesso, il medioevale Ponte detto del diavolo. Grandiose sono le rovine del monastero di Santa Chiara. La cattedrale, dall’impianto solido ed elegante, è stata ricostruita dopo il sisma del 1783. Il castello divenne poi palazzo dei Borgia e mostra sovrapposizioni di stile. Singolare è la chiesetta della Pietà, dalle forme gotiche entro dimensioni insolitamentemodeste, e di modello piuttosto bizantino. Numerosi antichi edifici, alcuni ancora abitati, rivelano l’impianto
medioevale della città.

Copanello (Stalettì)

Frazione di Stalettì, è una pittoresca scogliera. Non mancano le memorie storiche, con i resti della chiesetta forse cassiodorea di San Martino e le Vasche, che ricordano il Vivarium dello stesso Cassiodoro. Negli anni 1950 Copanello diventò la spiaggia di Catanzaro, con rinomati alberghi e locali e stabilimenti balneari.

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Area Archeologica di Scolacium (Borgia)

Ai primi del VII secolo a. C. coloni calcidesi o,secondo altri, ateniesi, comunque ionici come attesta il culto di Athenà Skyllètria, fondarono Skyllètion, il cui nome richiama il mito di Scilla(“cane marino”, di un mare tempestoso e, come diràVirgilio, navifragum Scylacaeum). La città passò sotto il dominio di Crotone, e, dopo la sfortunata guerra di questa contro Dionigi il Vecchio, fu forse rasa al suolo dai Siracusani (388-6a. C.). I Romani dedussero nel territorio, a seguito della legge di Caio Gracco (123 a.C.), la latina Colonia Minervia Scolacium: l’attributo Minervia ricorda il culto di Atena. Scolacium è deformazione di Skyllètion attraverso una forma achea Skyllàtion e forse una forma bruzia. Sotto Nerva (96-98)la colonia fu rifondata e assunse il nome di Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium. Sono attestate altre forme del nome, tra cui molto usata Scylacium. Il massimo fulgore della città si colloca negli ultimi secoli dell’Impero e nei primi decenni del regno ostrogoto, quando vi nacque Cassiodoro che, ritiratosi dalla politica, vi fondò il monastero di Vivarium e quello Castellense, centri di preghiera e di studio ed edizione dei testi classici. Scolacio aveva accolto ben presto il cristianesimo, e già nel IV secolo ebbe un vescovo. L’area archeologica mostra i resti della città romana. Rimangono: un teatro del I secolo a. C., ricostruito nel I d. C., capace di forse cinquemila posti, con gradinate, platea e resti della scena fissa; un’area pubblica (Foro e Basilica pavimentata e forse originariamente coperta); una fontana monumentale; il Capitolium; un tratto del cardo, la strada lastricata principale; una probabile chiesa paleocristiana; tombe romane lungo la statale 106; un assaggio di anfiteatro verso l’interno; tracce di edificio termale nell’area della chiesa vescovile al bivio per Borgia. Sono venute alla luce alcune statue acefale e un’iscrizione mutila, conservate in un Antiquarium. Altri reperti, tra cui la bellissima “testa di Germanico” e un frammento di statua ciclopica di bronzo, sono conservati altrove.

Santa Maria Della Roccella

Si tratta di una chiesa a tre absidi, crollata quella minore destra e una sola navata, lunga oltre 70 mt., e perciò di poco inferiore alla Cattedrale di Gerace, che è la più grande della Calabria. La parte absidale sovrasta una cripta e mostra resti di un alto transetto, era certamente sormontata da un tetto a volta e probabilmente da una cupola; la navata doveva avere una copertura lignea. I muri esterni, ornati di mattoni rossi e mossi da finestre, false finestre e nicchie, consistono di poderose strutture per le quali sono state utilizzate pietre ricavate dalle rovine romane. Il muro meridionale è stato completato con pietre rettangolari della stessa provenienza.
Nella quasi totale assenza di documenti, le caratteristiche di stile e struttura hanno dato campo a due diverse ipotesi: l’una vuole l’edificio risalente a età paleocristiana, e quindi protoromanico
(è curiosa la somiglianza con la chiesetta di San Martino posta in riva al mare di Copanello, piccolissima, ma dalla stessa pianta); l’altra lo collega alla maniera arabo-normanna, e quindi ai secoli XI e XII.

Taverna

La si vuole erede della greca Trìskhoinoi (Trìschene) e della romana Tres Tabernae, e si ritenne o immaginò che fosse stata sede vescovile. Taverna Vecchia o Montana, giàribelle invano a Guglielmo I il Malo (sec. XII), venne devastata da Francesco Sforza durante le guerre di successione della prima metà del Quattrocento. Se ne visitano i ruderi. Fu patria del medico e filosofo Lattanzio Rocca, del geografo Gian Lorenzo Anania (sec. XVI), e dei fratelli pittori Preti, Gregorio e il grande barocco Mattia, detto il Cavalier Calabrese (1613-1699), che operò a Napoli e Roma, per stabilirsi a Malta, dove lavorò per l’Ordine, al quale apparteneva, e per molte commissioni che gli venivano dall’Italia e dove morì. Rivale di Catanzaro, Taverna si ornò di famiglie nobili e conserva un interessante centro storico con il Castello. Notevoli
le chiese di San Martino, San Silvestro, Santa Maria Maggiore, San Nicola, San Domenico, del Soccorso, Santa Barbara, l’Oratorio dei nobili, il convento dei Domenicani. Di particolare interesse il Museo civico. Il vasto territorio presilano e silano ospita da molti decenni fiorenti attività turistiche.

Isola Capo Rizzuto e Le Castella

Bizantina e fino al 1818 sede vescovile, conserva alle Castella una possente fortezza aragonese, di recente ben restaurata. Curiosa la statua di Ulugh Alì, detto Ucciali e Occhiali: Dionigi Galeni, che, prigioniero dei Turchi, divenne pirata, ammiraglio, bey di Algeri e Tunisi. Nel centro storico di Isola, la Madonna Greca, forse un ricordo di quando monaci bizantini “idonoduli” sfuggivano alla persecuzione iconoclasta di Leone III Isaurico, che vietava il culto
delle sacre immagini (732 d. C.). La si onora con un solenne pellegrinaggio (I domenica di maggio). Da visitare anche il castello feudale, le chiese Arcipretale, di San Marco, di San Domenica,
dell’Annunziata, di San Nicolò e il cosiddetto Muro di Annibale. Il centro balneare ha conquistato una solida fama internazionale.

Crotone

“l’ultimo dei Crotoniati è il primo dei Greci” (proverbio ellenico) L’acheo Miscello nel 710 a. C. scelse per fondare una colonia il luogo che l’oracolo degli dei indicava come il più salubre del mondo; e la sua città ne trasse profitto tanto che i suoi atleti divennero i più celebri, e le sue donne le più belle del mondo greco: Milone, Faillo, Astilo vinsero molte volte i giochi Olimpici, Pitici e Nemei. Quando Policleto volle dipingere Elena venne a Crotone e scelse come modelle le cinque fanciulle più avvenenti. La scuola medica crotoniate si illustròdi Alcmeone e Democede e la sua fama attirò in Crotone il filosofo Pitagora. Si ricorda anche la gloria filosofica della crotoniate Teano di Brontino. Ricchissima e potente,la città assalì invano Locri, ma nel 510 distrusse Sibari. Si batté coraggiosamente contro lo strapotere di Siracusa, poi contro i Bruzi, decadendo progressivamente in età romana. Fu tuttavia sede vescovile e per tutto il Medioevo e l’era moderna il solo centro abitato e porto notevole sulla costa ionica calabrese. Pietro II Ruffo vi ottenne il titolo di marchese nel XIII secolo. Nel 1799 si schieròcon la Repubblica Partenopea e subì il saccheggio da parte delle Masse di Santa Fede; ma nel 1808, tornata fedele a Ferdinando IV di Borbone, resistette per lunghi mesi a un assedio francese. Negli anni ’30 del nostro secolo divenne città industriale, ed è oggi capoluogo di provincia. Della città grecaresta la maestosa colonna del tempio di Era Lacinia, circondata dai resti del complesso del santuario e da edifici medioevali. Imponenteè la mole del castello detto di Carlo V, che ospita anche un fornito Museo archeologico. Numerose le chiese: la Madonna di Capocolonna, Santa Chiara, dell’Immacolata, la Cattedrale, di San Giuseppe. Meritano una visita anche il quartiere barocco e alcunipalazzi sette-ottocenteschi: Morelli, Albani, Quinteri, Giunti,
Olivieri, Zurlo, Berlingieri, Barracco. Grandiosa è la festa settennale della Madonna di Capo Colonna.



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Santa Severina

La valle del Neto fu abitata da genti aborigene che fortificarono acrocori di arduo accesso: Acherentia (Cerenzia Vecchia), Petelia (Strongoli), Santa Severina. Di una città enotria di Siberene parla Stefano di Bisanzio epitomatore di Ecateo di Mileto, e dei Severiana vina vengono ricordati da Plinio. Tale è quasi certamente l’origine di “Severina”, giacché una Santa di tale nome non è ricordata dalla Chiesa, e patrona della città è santa Anastasìa. Resti di età greco-romana si intravedono in agro della frazione Altilia. Sede vescovile antica, dopo un quarantennio di dominio arabo viene liberata da Foca nell’887-8, ricevendo forse allora l’epiteto di haghìa, santa, e fu eretta a metropolia, sia pure assai piccola. Conquistata da Roberto Guiscardo d’Altavilla attorno al 1060, nuovamente da lui sottomessa dopo la ribellione del nipote Abagelardo, passòal rito latino pur conservando dei privilegi “greci” quali il matrimonio del basso clero. Fu feudo di normanni, svevi, angioini. Fece parte del complesso feudale dei Ruffo di Catanzaro e Crotone, quindi fu ducato dei Carafa, che se ne impadronirono però con un lungo assedio, poi di Ruffo, Sculco e Grunther. Ricevette nel secolo XVI una notevole immigrazione di Albanesi, che si insediarono in un quartiere detto da loro la Grecìa.

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L'hotel

La struttura sorge a pochi metri dallo splendido mar Ionio, in una delle zone più incontaminate delle coste calabresi. L'albergo dispone di 46 camere e 3 suite dotate tutte di bagno in camera, aria condizionata, telefono, Tv e frigobar.          
Ampi saloni per ricevimenti, matrimoni e convegni. Il ristorante è molto apprezzato per...                                            Leggi tutto

 

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